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PUBBLICAZIONI EDIDA

Passione per la scrittura
ESPLORA
Piatto di spaghetti con frutti di mare

Vita da crucco (2016)

:: di Stefano Angelo ::

Fine luglio
Il 30 luglio mi sono ritrovato a Frankfurt. Così, quasi all’improvviso. Qui, nella Crante Germania tutto sembra “più grande”. Gli scivoli per bambini sono più grandi. Il cartone del latte al cioccolato, che piace tanto a mio figlio, nella versione piccola per la merenda è di 500 ml, il doppio di quella italiana e spagnola. Manco avessero problemi di disidratazione per il calore. I succhini di frutta, non so. Ancora non li ho comprati. I biscotti sono tutti molto energetici, al burro o al cioccolato. Soprattutto al burro, ripensandoci: SOLO al burro.

Prima settimana di agosto
Nella Crante Germania di piccolo c’è solo il sale. Per trovare il sale grosso in un supermercato ho impiegato giorni, che dico, settimane, che dico, mesi… forse lo sto ancora cercando.

Nella Crante Germania ci si sveglia più presto, naturalmente. Almeno un’ora prima rispetto a Madrid. Non so se sia dovuto alle grandi finestre (grandi anche quelle) e all’assenza di serrande. La temperatura, per il momento, è ottima. A Madrid abbiamo lasciato 36, 38, 40 gradi. Qui, nella prima settimana, abbiamo avuto una media di 23 gradi. Si fanno le cose con più energia, dopo la grande colazione con i grandi biscotti.

Fine agosto
Per alcune cose, son tutti corretti. Forse anche troppo. O al momento li vedo io così essendo pervaso dai luoghi comuni che mi porto su, dal sud dell’Europa: nella Crante Germania funziona tutto… ma staremo a vedere.

A un semaforo, mi son fermato con la macchina a una certa distanza. Probabilmente per l’abitudine. A Madrid puoi incontrare ai semafori un’area riservata alle moto. Quindi le macchine hanno la linea di stop orizzontale un po’ arretrata. Lo so, sto cercando una misera giustificazione per il mio comportamento criminale. Fatto sta che mentre mi guardavo intorno per orientarmi, pur avendo il navigatore acceso e impostato, una grande nocca teutonica bussa non proprio delicatamente alla mia portiera. Preoccupato abbasso il finestrino. Un incendio? Una ruota esplosa? Le luci che non funzionano? Ho inavvertitamente arrotato un gatto? NO! Il grande tedesco mi fa “gentilmente” notare, in lingua inglese, che mi sono fermato a una distanza eccessiva dalla linea di stop. Il teutonico è sceso appositamente dalla sua rilucente auto germanica per segnalarmi l’infrazione! Un po’ perplesso, chiedo scusa e avanzo con la macchina posizionandomi esattamente nel punto indicatomi. Scoprirò solo più tardi che in alcuni semafori (dove puoi fare inversione a “U”) ci sono dei sensori che non fanno scattare il verde se non ci sono macchine. Maremma “germanica” impestata li camuffano proprio bene ’sti sensori, nella Crante Germania.

Settembre
La metropolitana non è male. Quella di Madrid mi piace di più. Però una cosa mi ha lasciato basito. Non ci sono le sbarre! Tu compri il grande biglietto e scendi le grandi scale. Arrivi al grande binario senza impedimenti, senza controlli. Forse ce ne saranno a bordo di tanto in tanto. Immagino. Comunque bello. Questa fiducia riposta mi fa sorridere, mentre penso alla piccola Italia e alla pequeña España.

Ottobre
Nella Crante Germania tutti continuano ad alzarsi presto, soprattutto di sabato. Perché chi dorme non piglia pesci. Ma se uno non volesse fare il pescatore? E poi dove lo trovano il mare a Frankfurt? Ecco perché gli aerei diretti in Italia e Spagna sono tutti pieni di canne da pesca! O di “cannati”, ma questa è un’altra storia.

Novembre
Nella Crante Germania i cinghiali sono permalosi, gli scoiattoli no.
Nella Crante Germania gli alberi crescono tutti ordinati, in fila e se qualcuno cresce storto: zac! lo tagliano subito.
Nei sentieri della Crante Germania puoi trovare delle grandi cacche, che dimostrano l’esistenza degli unicorni.

Dicembre
Nella Crante Germania quando vai in bicicletta i cani si fermano e ti salutano festosi. Perché nella Crante Germania i cani vanno a scuola e imparano tante cose.
Così scopro che il dito indice del possessore di cane germanico è uno e trino. Con un solo gesto il cane esegue tre comandi: si siede a lato della ciclabile; lascia passare le biciclette; non dice nemmeno “muh”, altrimenti sarebbe una mucca.
Ma soprattutto, nella Crante Germania i cani non fanno mai i loro bisognini per la strada. Mistero.

Gennaio
I miei rapporti con i semafori continuano a esser difficili. Perché nella Crante Germania i semafori ti mettono ansia, come in Formula Uno. Rosso, giallo, verde VIA! Se non lo fai ti ritrovi un Porsche nel portabagagli.

Febbraio
Nella Crante Germania niente banana split alla Nutella d’inverno. Perché nella Crante Germania la Nutella solidifica anche fuori dal frigo. Scatto una foto al coltello nel barattolo, per una prossima versione de “La spada nella roccia”, guardando mio figlio che implorante mi chiede di sciogliergli la crema del desiderio al vapore… Nella Crante Germania faccio il mammo a tempo pieno. Nella Crante Germania ho imparato a lavare i vetri con l’ammorbidente, a pulire il cestello della lavatrice con l’aceto, a usare la “vaporella” per togliere le incrostazioni di calcare dai rubinetti di bagno e cucina.

Marzo
Nella Crante Germania piove a dirotto, le mie coltivazioni di muschi e licheni vanno a gonfie vele. Se continua così potrei diventare esportatore di materiali “edili” per i presepi di tutta Napoli.

Aprile
Nella Crante Germania finalmente posso uscire in bici, lasciando a casa la borsa d’acqua calda, la termo coperta e i mutandoni di lana, triplo strato.

Maggio
Nella Crante Germania vi è una grande fiducia nel prossimo o nelle poste o in tutti e due. Di sicuro ci si fida poco dei servizi bancari, oppure è solo questione di braccino corto. Se vai dal medico, ad esempio, dopo la visita NON paghi! Ti mandano la fattura a casa, con posta ordinaria, e poi paghi tranquillamente tramite bonifico bancario. Il POS, questo sconosciuto.
I piccoli negozianti non hanno nemmeno POS internazionali, accettano solo carte germaniche, ci mancherebbe.

Giugno
Nella Crante Germania la revisione auto è indimenticabile. Nella targa c’è un bollino colorato che ti indica i mesi e l’anno in cui devi farla. Dopo la revisione ti cambiano il bollino, con il nuovo anno e il nuovo colore. Passo tutto il tempo a guardare bollini colorati. Il mondo germanico è pieno di bollini colorati. È meraviglioso.

Luglio
Finalmente preparo gli scatoloni, questo anno teutonico è alla fine e ci prepariamo, finalmente, a rientrare a Madrid. “Europa sì, Europa no, Europa gnamme, se famo du’ spaghi?” (citando, più o meno, Elio e le Storie Tese)

© Testo – Stefano Angelo

Pixabay License – Foto di eommina da Pixabay


piccola nota: scritto estemporaneo sulla mia prima “esperienza germanica” di soli undici lunghissimi mesi. Sono poi tornato nella ridente Frankfurt am Main nell’agosto del 2018… ma questa storia non avrà un ulteriore seguito (almeno spero :-))

piccola nota due: ho completato questo scritto quattro anni dopo essermi riconciliato con i semafori…

Ti è piaciuto questo racconto? Non perderti allora le prossime uscite! Seguici!

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Stefano in bici - acquerello

Il SUV

:: di Stefano Angelo ::

Fine novembre: l’aria è fredda e sono in discesa. Il suv invece va spedito in salita. Troppo spedito, verso di me! Strano, sento una fiammata di calore per niente gradevole. Perché hanno inventato i suv? Per parcheggiare sui marciapiedi, mi dico. Sto sudando, non ci posso credere. Non sento più il piacevole rumore della ruota della bicicletta.

A me piace ascoltare la meccanica della mia bicicletta. Una meccanica pulita, nessun cigolio, intendiamoci. Frutto di cure e attenzioni amorevoli, come fosse una figlia, che dico, una fidanzata. Un giorno a settimana scendo in garage. Metto i guanti da lavoro, preparo gli strumenti, lo sgrassante, il lubrificante, riempio un piccolo secchio di acqua e inizio. Sfioro con delicatezza tutti i componenti. Osservo compiaciuto il telaio, le ruote, i pignoni, le corone, la catena… Immagino anche ciò che non si vede. Sono un pervertito della meccanica, lo so. Dopo circa venti minuti la mia fidanzata su ruote è perfetta, pronta per un nuovo giro. Oh, trovala un’altra fidanzata che possa esser pronta in venti minuti per uscire!

Ma non divaghiamo. In questo istante non sono al sicuro nel mio garage, viziando un oggetto per altri inanimato… ho sempre quella strana sensazione di sudore addosso e il cuore accelerato.

Perché diavolo ho scelto questa strada! Perché diavolo l’ha scelta lei, la conduttrice del suv nero, intendo, che forse porta anche sfiga!

Siamo sotto Fiesole. Ci sono altri modi per tornare a Firenze. Come la Via di San Domenico, ad esempio. Comoda, con due corsie, pendenza in diversi tratti quasi costante, curve piacevoli.

Invece no, mi ritrovo in una di quelle stradine tortuose che sembrano quasi sentieri, vista la qualità dell’asfalto. Stradine che dovrebbero essere a senso unico. Stradine che mi fanno venire sempre in mente altri pensieri…

E di nuovo mi domando perché ho scelto questa strada, perché a quest’ora. Di solito non c’è mai nessuno a quest’ora. Di solito son sempre solo, in questa strada, la domenica alle sette del mattino. Perché non sono rimasto a letto… Perché non c’è rimasta lei! Dove diamine starà andando così presto. Dall’amante dopo aver litigato con il marito? E non è neppure San Valentino. Che festa di merda. Io odio San Valentino. Ma odio di più i suv. Soprattutto quando sono parcheggiati in maniera arrogante sui marciapiedi. Ma poi perché li faranno così larghi? Troppo larghi. Decisamente larghi. Perdiana, questa è una strada stretta. Questa è una strada troppo stretta per una macchina così larga, invadente, al momento anche prepotente, nera e rumorosa. In contrasto stridente con ciò che ci circonda.

Mi domando perché non esistono divieti per i suv. Ovunque! Non ce li voglio in queste strade. Nelle “mie strade”. Io li farei circolare solo su Marte. Ma forse nemmeno lì…

Non rallenta. Diamine! Non rallenta. Perché non rallenta? Non ho vie di fuga. Sgrano gli occhi, mi sembra di avere le palpebre bloccate. Il cuore è a mille.
Noto l’indice e il medio delle mie mani stranamente rilassati sui freni. Ma indecisi.

Provo a calcolare lo spazio tra il muro a secco e il muso del suv. Non passo, vedrai che non ci passo. La distanza si azzera…

Maledizione, non dovevo uscire in bici questa mattina. Dovevo rimanere a letto o doveva rimanerci lei.

© Testo e foto – Stefano Angelo

:: Questo racconto è stato realizzato durante il laboratorio di scrittura creativa di Mattia Grigolo – Le balene possono volare – svoltosi a Frankfurt am Main il 23 e 24 novembre 2019 e organizzato da ITALIAALTROVE, Associazione Italiana Francoforte. Editing a cura di Salvina Pizzuoli. La foto originale è stata scattata da Lorenzo Mariani ::

:: Versione audio ::

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Addio a Ulisse

Addio a Ulisse

Fumetto, teatro, canzone.

Il mendicante entra nella metropolitana

Un poeta, Omero redivivo, si aggira come un mendicante per la stazione della metropolitana di una qualsiasi città moderna e cerca qualcuno disposto ad ascoltare il suo canto. Il mito classico dell’Odissea rivive nelle vicende della sua vita e nelle donne che lo hanno amato e che lui ha abbandonato. Il poeta si identifica con la figura di Ulisse e pensa di essere condannato a ripetere il suo destino: un viaggio perpetuo, il cui unico approdo è il naufragio e la perdita di se stessi. Ulisse diventa Nessuno, e ciò che resta è solo la poesia. Il tema dell’opera è in sostanza il rapporto fra il mito omerico e la vita di un uomo.

La maschera

Addio a Ulisse, un fumetto che nasce dalla sceneggiatura di un’opera di teatro canzone, prova a seguire una strada diversa, non filologica ma poetica. L’intuizione dell’autore, Giovanni dell’Olivo, è mettere dietro la maschera un volto umano. Quello di un nuovo Omero, a noi contemporaneo, che canta il mito di Ulisse per raccontarci in realtà la storia della sua vita.

È soprattutto una storia di addii. Anche il poeta, come Ulisse, è condannato a un eterno vagabondaggio, e ad abbandonare tutti coloro che lo amano. Le donne in carne e ossa da lui incontrate si trasfigurano, assumono i connotati di creature soprannaturali, sotto i nomi di Calipso, Circe, Nausicaa, Penelope. Il mito appare come trasposizione di una vicenda umana, che a sua volta si presenta come nuova messa in scena del mito. È in questo cortocircuito fra simbolo culturale e storia personale che vive la poesia di Addio a Ulisse.

L’alternanza dei due piani trova una rappresentazione grafica efficace nei disegni di Mauro Moretti, che utilizza palettes di tonalità diverse per distinguerli: il mito ha colori ricchi e vivaci, atti a esprimere un mondo di fantasia, mentre la vita quotidiana è rappresentata in sfumature blu e grigie, tristi e opprimenti. Il poeta è stato abbandonato a sua volta: non è ormai altro che un vecchio clochard che chiede l’elemosina in metropolitana e cerca inutilmente di farsi ascoltare dai passanti. Il destino oscuro che condivide con Ulisse si è avverato: egli è diventato Nessuno. Torna a essere qualcuno solo quando indossa la maschera dell’aedo, e riprende il suo canto. Non c’è altro senso, altro scopo possibile in una vita passata sempre a fuggire dagli altri e da se stessi.

Per questo la lettura del fumetto, idealmente, sarebbe da affiancare all’ascolto dell’album che raccoglie le canzoni dello spettacolo. I testi delle canzoni che accompagnano la narrazione sono gli unici momenti di pausa nel vagare infinito di Ulisse. In maniera inaspettata, quella più rappresentativa dell’intera opera è forse la prima, con il suo ritornello: Canta canta marinaio più forte.

Lo spettacolo di teatro-canzone Addio a Ulisse ideato dal cantautore veneziano Giovanni dell’Olivo è da lui portato sulle scene assieme al complesso dei Lagunaria.

I meravigliosi disegni di Mauro Moretti, che ha all’attivo collaborazioni con Mondadori e con Roberto Vecchioni, corrispondono, con poche aggiunte, alle tavole che sono parte integrante dello spettacolo originale. L’album musicale è distribuito da Alfa Music. Il fumetto, nato da un’idea di Stefano Angelo e Mauro Moretti, è acquistabile su Amazon.

Il mendicante e i suoi incubi

:: Addio a Ulisse su Amazon ::
:: L’album Addio a Ulisse si può ascoltare su Spotify ::

Recensione a cura di Federica Zani

Copertina del libro per bambini Theo e il drago Artiglio Rosso

Una strana avventura

Theo e il drago Artiglio Rosso

Una bambina legge e colora il libro "Theo e il drago Artiglio Rosso"
Foto di Giorgia Martina Bussolino.

Da circa cinque anni mi occupo di editoria, più a livello artigianale che professionale. Ho aiutato una trentina di autori esordienti a diventare self-publisher, ovvero autori che si auto-pubblicano. Alcuni dicono che questo sia un male. Che il filtro di una casa editrice sia indispensabile. Ma prima gli aspiranti scrittori erano pochi e forse più preparati. Adesso ci sono migliaia di persone che nel poco tempo libero scrivono. Non possono trasformarsi in professionisti perché sono stati “obbligati” dalle circostanze della vita a fare un lavoro forse spersonalizzante e nella scrittura ritrovano loro stessi. Così, con il mio collega e amico Lamberto Salucco, abbiamo creato un blog: prosaepoesia.net. Risultato? Quasi due milioni di visite, più di 60 autori che collaborano con noi, più di 1500 testi pubblicati. Tra questi autori alcuni hanno attirato maggiormente la nostra attenzione e li abbiamo aiutati ad auto-pubblicarsi. La via iniziale è stata quella dell’editoria digitale. Una scelta obbligata. Non fai magazzino (ovvero non accumuli pile di testi cartacei) e i costi sono moderati. Da un paio di anni, dopo la moda dell’eBook, è esplosa quella del print on demand: ovvero i libri vengono stampati dopo l’acquisto. Possono essere inviati a casa o ritirati in negozio. Anche le case editrici più blasonate hanno accolto questa piccola rivoluzione. E anche noi “venditori di servizi di self-publishing” ci siamo messi a sperimentare. Dopo aver pubblicato eBook, anche in formato ePub 3 con audio e testo sincronizzato, abbiam fatto volentieri un “passo indietro” e abbiamo aiutato i nostri autori a pubblicare in formato cartaceo, con grande soddisfazione direi. Poi mi son lasciato contagiare e ci ho provato anche io, scrivendo e auto-pubblicando un libro di carta.

Spesso mi chiedono come si fa a scrivere un libro per bambini o come ci si trasforma in autori esordienti… Dopo i quarant’anni, sicuramente per caso. Quando ti ritrovi con un mostriciattolo da crescere tra i piedi iniziano le prime avventure notturne. Fino ai tre anni comandi tu! Ovvero compri un bel libro, Cappuccetto Rosso, e inizi a leggere. Poi ti ricordi di quando eri piccolo e compri Pinocchio.
Ma poi, all’improvviso, comanda lui. Papà raccontami una storia con Cappuccetto Rosso, due lupi, quattro nonni e tre cacciatori. Allora chiudi il libro e inizi a inventare qualcosa.
Poi arriva la nefasta sera in cui sei troppo stanco per aprire un libro o arrangiare una storia. Così apri il “maldito” telefono e ricorri a YouTube. Esce di tutto. E poi ne paghi le conseguenze: “Papà raccontami la storia con Spiderman, Venom (ma chi è?), Frozen e l’amica di Frozen”. E iniziano le prime difficoltà. Con Spiderman me la posso cavare, ma con personaggi a me sconosciuti inizio ad arrampicarmi sugli specchi e non sono di certo un agile ragnetto. Mio figlio se ne accorge e mi bacchetta: e Spiderman è pure più bravo di te! Lui ha il costume! Lui!

Messo all’angolo devo riprendere in mano la situazione. O mi metto una calzamaglia, idea che non mi entusiasma particolarmente, oppure invento una storia che funzioni. Cosa piace a me e cosa piace a mio figlio? I treni! Ma non posso competere con un certo Thomas (che non fa solo “ciuff ciuff” come tutti i trenini dei miei tempi). Allora proviamo con i draghi! Ancora mio figlio non ha visto (stranamente) niente su YouTube sui draghi. Territorio inesplorato! Ha solo un pupazzetto che gli ha regalato la nonna.

Così incomincia la storia. C’era una volta un drago… e poi iniziano le domande. Come è fatto il drago? Come ha la coda, gli occhi, le orecchie, il naso e le zampe? Un po’ domanda mio figlio e un po’ domando io. L’intreccio si complica. Arriva l’eroe, che ovviamente è lui. Ma ci vuole anche l’amichetto dell’eroe e arriva Marc, il suo compagno dell’asilo (o della “guarde”, visto che siamo a Madrid). E che succede all’eroe e al suo amico?

Dopo circa un mese mi ritrovo con un intreccio interessante. Allora, visto che ho il pallino dell’editoria, mi dico: perché non metto nero su bianco? E così da un’avventura con mio figlio ne è nata subito un’altra…

Se volete scoprire come finirà la storia di “Theo e il drago Artiglio Rosso”, cercatelo su Amazon, vi piacerà! Un libro da colorare con i disegni di Mauro Moretti, disponibile in italiano, spagnolo e inglese.

Ecco i link:
Theo e il drago Artiglio Rosso

Theo y el dragón Garra Roja

Theo and the dragon Red Claw

E se vi dovesse piacere questa storia, vi segnalo un secondo libro per bambini realizzato con Stefano D’Ambrosio: L’Astronauta.

Saggistica edida – dagli esordi alle ultime novità

Il Rosso, il Nero, Ottaviano e Antonio

Il primo libro pubblicato da edida fu un testo di saggistica. Per esser più concreti: la mia tesi di laurea, Il rosso e il nero della comunicazione – Giornalismo, informazione e potere.

Il mio relatore mi disse che il mio testo era pubblicabile e mi fece capire che si sarebbe mosso in quella direzione… immaginatevi quanti film vennero girati nella mia mente. Ma solo lì.

Un soggetto (diciamolo pure) un po’ invidioso, fece di tutto per distrarre il relatore dalla sua “promessa”. E così, un po’ incupito, mi iscrissi a un corso online (queste strane cose moderne che a volte funzionano, altre no) e imparai a fare gli eBook, attrezzi digitali (altrettanto strani) che avrebbero dovuto (dicevano) sostituire i libri cartacei. Io non sapevo niente di “trespoli digitali”. Però mi rimboccai le maniche e imparai. Soprattutto perché chi fa da sé fa per tre e soprattutto risparmia.

Auto pubblicarsi in digitale non costa “nulla”. Solo un bel po’ del tuo tempo. Quindi pubblicai il mio primo eBook “Il rosso e il nero della comunicazione” nel lontano 2012.
Ci presi gusto. E da allora (anche se in modalità tartaruga) non mi sono più fermato.

Di saggistica però non volevo più saperne. E mi misi ad esplorare altri mondi. Così, con i miei compagni di merende informatiche e culturali, mi misi a pubblicare romanzi storici, poesie, fumetti (in verità solo uno), libri per bambini (intanto ero diventato pure padre), romanzi science fiction e tante altre cose. Tutti di qualità? Difficile dirlo. Figli di estremo entusiasmo, sicuramente.

Nel 2017 accadde qualcosa di strano…
La mia cara amica e collaboratrice, Salvina Pizzuoli, mi dice che il suo dentista è un genio. Ma non un genio solo come dentista, bensì come scrittore.
E scrittore di che? – dico io. Di saggistica! – dice lei. Di nuovo? – penso io. E mi ritorna in mente la mia piccola “via crucis”. Allora chiedo di che si tratta. Una collana sull’antica Roma – dice lei. Un’altra? – penso io. Intanto mi arrivano i materiali del primo volume. “La guerra civile tra Ottaviano e Antonio“. E così, nel giro di diversi mesi (perché la saggistica, in fondo, è sofferenza) riusciamo a pubblicarlo. Troverete in questo libro riflessioni particolari. Insomma, non è la solita minestra. Non è un brodino riscaldato, ma un piatto ricco di nuovi sapori. Assaggiatelo e fatemi sapere come va la vostra digestione.

Ecco la copertina da me realizzata:

Copertina del libro di saggistica "La guerra civile tra Ottaviano e Antonio" creata da Stefano Angelo - edida - 2018

 

Il mio blog

Avventure di un tipografo aspirante editore?

A maggio 2018, con la primavera più pigra di me, ho deciso di aprire un blog per raccontare la mia passione per la scrittura e per le letture animate. Lavori in corso…

Che necessità avevo io di fare questa cosa così originale? Nessuna. Esistono milioni di blog.
Però, visto che vivo all’estero da oltre 10 anni, mi son reso conto che le mie capacità comunicative, nella mia lingua madre, stanno scemando. Allora è bene riprendere calamo e calamaio per togliersi un po’ di ruggine di dosso.

Negli ultimi anni mi son dedicato a pubblicare scritti di altre persone. Il lavoro tipografico mi ha sempre affascinato. Ma ultimamente mi è tornata l’esigenza di scrivere in prima persona. D’altronde la scrittura è come la corsa o il ciclismo: se no ti alleni costantemente diventi un brocco. Per di più la scrittura è anche terapeutica. Questo blog è quindi un regalo che faccio soprattutto a me stesso.
Mi occuperò dei libri pubblicati attraverso edida, di recensioni e forse di qualcos’altro. Staremo a vedere.

Pubblico anche qui il progetto edida, che coinvolge un gruppo di persone che condividono la passione per la scrittura, per la lettura e per la buona cucina (soprattutto quella della Salvina).

Per chi volesse lanciarsi in un’avventura editoriale può contattarmi, anche solo per curiosità.

Attenzione! Non siamo una casa editrice. Forniamo solo servizi editoriali a chi vuole auto-pubblicarsi.


Aggiornamento 2019.

Ci sono delle novità. Per colpa di Mattia Grigolo (che ho avuto il piacere di conoscere, a Frankfurt am Main, nel novembre del 2019) è comparsa magicamente la sezione Racconti brevi. Son tornato discente, dopo tanti anni vissuti come docente. Emozionante, direi.

Aggiornamento 2020.

Gennaio 2020, ho il piacere di partecipare a un laboratorio di Tecnica vocale, tenuto dall’attrice Valeria Girelli. Nel blog compare la sezione misteriosa Prova la voce.

Aggiornamento 2021.

Fine settembre. Dopo il mio rientro a Madrid, inauguro la sotto sezione “Racconti brevi – Codigo Rojo”. Si tratta di racconti a sfondo leggermente erotico.