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Passione per la scrittura
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Foto di una goccia sospesa

Goccia

:: di Salvina Pizzuoli ::

¿Qué es la vida? Un frenesí.
¿Qué es la vida? Una ilusión,
una sombra, una ficción,
y el mayor bien es pequeño;
que toda la vida es sueño

y los sueños sueño son.

PEDRO CALDERÓN DE LA BARCA “La vida es sueño

Gocce, gocce, gocce…
Sembrano simili, ma sono tutte diverse, ciascuna con la propria particolarità.
Dolci, salate, gonfie, sottili e lunghe, iridescenti, opache, veloci, pachidermiche, calde, gelide, penetranti, effimere.

Il paragone non regge?
Forse no perché nel mio immaginario sono solo femmine.
E femmine siano, sì.


Ipotesi 1

Siamo gocce, di un mare più grande.
Ci confondiamo in questa moltitudine, ma noi sappiamo di essere uniche e viviamo questa specificità, amiamo questa unicità.

Come gocce scorriamo, attraversiamo sentieri piani o impervi, discese che paiono salite, pericoli, tragedie di piccole gocce che sanno resistere fino in fondo o si dissolvono rapide o si seccano lente.

Sì, ho attraversato il mio sentiero e lasciato parte di me senza rammarichi, con consapevolezza poi, senza appartenenza agli inizi, quando si lascia, senza sapere.

Sì, mi piace questo paragone, questa metafora, questa similitudine.

Ho resistito, ho dato, non ho mai disperso?
Disperso sì, disperato no.

Chiusa come crisalide dentro la scorza della mia goccia: ho guardato fuori, ho visto, ho ammirato, non sempre ho afferrato il senso sfuggente, ma ammaliata ho goduto e mi sono nutrita di Amore e Bellezza; dentro il mio guscio protettivo e caldo ho percorso il mio tragitto come dentro una luce che non si è spenta mai, neanche ora che mi sento prossima al confine.

Confini, limitazioni.

Mi piace, anzi è già da tempo che mi stuzzica immaginare, anzi sostenere che come gocce in un mare più grande siamo vita che non si perde mai, scorre senza limiti e limitazioni per infilarsi in un tutto, fuori dalla crisalide, ma avvolgente e caldo, più indistinto, meno peculiare, più noi, senza io.

La fine del percorso ci fa paura.

Assuefatte allo scorrere ci sarebbe piaciuto all’infinito, vedere, guardare ancora, capire, imparare.
Ci hanno convinte che non si possa e prove schiaccianti lo possono confermare.

Ma con che occhio guardiamo?
Quello dell’involucro che da sempre ci copre e accompagna? che si evolve e decompone?
Non sa guardare bene, è perfettamente imperfetto.

Afflato, respiro, soffio, quanti sinonimi per l’immortalità!

Gocce e come tali, come acqua entriamo in un percorso più ampio perdendo spoglie che germoglieranno dentro altri percorsi, e ancora e ancora, imperituri e potenti.

Illusione?

Quante hanno fatto parte integrante del percorso.
Ma io lo so, sono vita della Vita che mi accomuna a tante altre che non scompariranno se non dentro un mare più vasto e meno imperfetto, dove riconoscersi o confondersi non sarà limitante.

Tutte?

Sì, il mare accoglierà come un grande abbraccio le imperfezioni e cattiverie e tristezze e meschinerie che ci hanno accompagnato, senza giudicare, senza assolvere, ma lasciando a ciascuna il peso del proprio personale fardello… che chissà, mescolato nel mare più grande, sarà poi più leggero?


Ipotesi 2

Gocce.

Si stemperano, evaporano, svaniscono, si dissolvono leggere.

Il calore prima avvolgente e protettivo, quasi un secondo involucro.
Il calore poi, penetrante, pungente e doloroso, scompone e decompone l’involucro originario.

Si spezza e si apre.

Leggerezza che abbaglia.

Nude, eteree, impariamo a volare, più leggere dell’aria.

Si sale, sciolte in particelle, sempre di più, minime ormai.

Senza sentire, senza essere.

Umidità che si nebulizza, iridescente.

Polvere d’acqua.

Senza sofferenza, senza timore, senza.
Nulla.

Una folata di vento più freddo. E ricadere come goccia, nell’eterno ritorno.


Ipotesi 3

Gocce.

Si gelano, s’induriscono, si gonfiano, si solidificano.

Il gelo prima avvolgente, quasi un secondo involucro.
Il gelo poi, penetrante, pungente e doloroso, scompone e decompone l’involucro originario.

Si chiude e s’irrigidisce bloccato.

Fissità.

Vedere solo in un punto.

Scoprire nulla.

Senza sofferenza, senza timore, senza.
Nulla.

Per sempre.
Nel ghiaccio per sempre.

© Testo – Salvina Pizzuoli
:: Editing a cura di Stefano Angelo ::
Immagine di copertina realizzata da Claudia Wollesen (Pixabay licence)

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Zoom della copertina Fatti e Fattacci al tempo di Firenze Capitale

Fatti e fattacci al tempo di Firenze capitale (1865 – 1870)

Questo libro è un omaggio alla città di Firenze per ricordare un evento che ha lasciato una profonda lacerazione nelle vite dei fiorentini di allora, abituati a una municipalità senza clamori. Alessandro Ferrini e Salvina Pizzuoli riportano, in questo libro, alcuni degli avvenimenti che hanno caratterizzato il quinquennio, raccontando fatti e fattacci di protagonisti della vita politica italiana del tempo insieme con le risposte della cittadinanza che, con occhio distaccato e ironico, li metteva alla berlina. Gli autori si augurano che i lettori restino piacevolmente incuriositi e sorpresi, come loro, nel leggere quanto raccontano dopo aver consultato le opere del periodo e i giornali dell’epoca.

La presentazione del libro è stata gentilmente scritta da Gianni Greco, artista fiorentino a dir poco poliedrico, noto soprattutto per le sue trasmissioni radiofoniche.

Firenze venne a dir poco stravolta, snaturata, da questo evento: mura decapitate, il Mercato Vecchio e il Ghetto vennero distrutti così come case-torri, strade, piazze, vicoli e botteghe… Il costo della vita aumentò, come la richiesta di alloggi e Firenze accolse le prima case “prefabbricate” d’Italia in legno e ferro.

Il libro si apre raccontandoci un passaggio importante per i fiorenti. Ovvero l’annessione al Regno di Sardegna del Granducato di Toscana. Un’annessione a una monarchia costituzionale, decisa tramite il plebiscito dell’11 e 12 marzo 1860. Su un totale di 534000 iscritti (uomini con più di 21 anni di età), partecipò al voto il 73,3% degli aventi diritto. 366571 votarono per l’annessione, 14925 per il regno separato e 4949 furono i voti nulli. Per dovere di cronaca aggiungiamo che nelle stesse date si svolse il plebiscito anche in Emilia (526218 iscritti; 427512 votanti, ovvero l’81,1%; 426006 favorevoli; 756 contrari; 750 nulli). Per avere maggiori informazioni su tutti i plebisciti visitate la pagina del professore Franco Bampi.

Nel libro non si parla solo dell’architetto Giuseppe Poggi che tra il 1860 1 il 1880 si incaricò del Piano regolatore della città, ma anche dell’architetto Giuseppe Martelli che si occupò dell’Esposizione italiana del 1861. In aggiunta segnaliamo un articolo, ben fatto, di Daniela Cavini.

Firenze, nel giro di poco, dovette trasformarsi completamente dal punto di vista architettonico ma nel libro si parla anche di una famosa gara di biciclette, della Massoneria, di Almanacchi e Lunari del tempo. Visitando tuttatoscana, il sito Internet degli autori, troverete immagini e articoli che arricchiscono ulteriormente la comprensione di questo passaggio storico importante.

Ecco la copertina del libro:

Copertina del libro di saggistica "Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale (1865-1870)" creata da Lamberto Salucco
Fatti e Fattacci al tempo di Firenze capitale (1865-1870) – saggistica – 2016 – edida

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